...a tutti voi perché scegliate la pace...
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domenica 6 giugno 2010

Ma perchè succede sempre tutto a te!!!

Ciao.
Il 2 Giugno io e lo Stefino decidiamo di andare a fare la FORMULA 1 nel parco. Non con l’auto, non con la bici, non a piedi (come sarebbe giusto che fosse) ma con i roller. Si poteva fare il giro dell’autodromo di Monza. Ti danno la mogliettina, si fa il giretto e poi fai il rinfresco.
BUM. Via si parte…. dopo esattamente 10 min dalla partenza qualcuno perde una ruota… “Ma sì, vado con solo le 3 ruote davanti” e invece…il BUM l’ha fatto lui: è caduto come un salame. Io l’ho preso talmente tanto in giro che il pomeriggio me l’ha fatta pagare facendomi fare in bici Villasanta, Arcore, Usmate, Camparada, Lesmo, Biassono (Festa Campagnola a mangiare) e al ritorno Carate in notturna.



Il 13 Giugno invece decidiamo di andare a partecipare al Guinness dei primati sempre all’autodromo. Lo scopo era superare 1000 moto tutte in pista contemporaneamente…. noi siamo partiti con il numero 1750 circa e non avevano neanche più pettorine da darci. Prova del Guinness superata, direi. Ma mentre facevamo il giro dell’autodromo, la moto inizia a perdere qualcosa…perde acqua e siamo costretti a fermarci…ma perché si è surriscaldata solo la nostra moto?????

Uffa… comunque il Ninni è stato contento e anche io mi sono divertita…anche se ho respirato un po’ troppo gas di scarico.

mercoledì 23 settembre 2009

Gita in moto

Domenica. Si sa che non riusciamo a stare fermi un attimo. Che ne dici se andiamo sul lago maggiore??? Ok. E’ tanto che volevamo andare a visitare l’Eremo di S. Caterina del Sasso . Avevamo visto la foto anni e anni fa a Cadorna durante un’esposizione di foto e ci aveva colpito e quindi….PUF….eccoci qui. Dopo un sacco di scalettine arriviamo.


L’eremo abbarbicato sulla roccia a strapiombo in uno dei punti più profondi del Verbano è un complesso monastico di tre edifici risalenti ai secoli XIII-XIV. Fu fondato dal Beato Alberto Besozzi di Arolo che fece un voto a S. Caterina d'Alessandria durante un naufragio e che si ritirò qui in una grotta per 35 anni a condurre vita eremitica. Dal 1970 l’ Eremo è proprietà della Provincia di Varese. Dal 1986 al 1996 è stato retto da una comunità Domenicana, oggi è passato agli Oblati Benedettini. E’ un luogo suggestivo e molto silenzioso. Perché però la maggior parte dei turisti incontrati erano stranieri??? Gli italiani hanno delle meraviglie vicino casa e non lo sanno. Che peccato. Dal piccolissimo porticciolo prendiamo il traghetto che ci porta a Stresa.

E' un centro di rilievo turistico internazionale, al centro del Lago Maggiore, in una posizione panoramica e pittoresca, proprio di fronte alle Isole Borromee (prossima tappa in primavera). Infatti ci sono degli hotel veramente giganteschi e in stile inglese. Siamo rimasti veramente abbagliati dalla loro bellezza e dal loro sfarzo. Dopo aver fatto un breve giretto per il centro, dopo aver mangiato il nostro gelato, siamo giunti alla conclusione che Stresa non ci piace un granchè. Riprendiamo l’ultimo traghetto per l’Eremo e torniamo verso casa.

martedì 2 giugno 2009

Due giorni, due ruote

Mi dispiace molto aver lasciato a casa Ari da sola, ma ho approfittato del momento per fare un grasso pieno di km in sella alla mia moto.
L'idea che stavo studiando da tempo era quella di andare a Loano senza passare però dall'autostrada o dalle normali strade principali.
Così, cartina alla mano, ho tirato una linea diritta Carate-Loano. Ne è venuto fuori un bel giro che ha attraversato la pianura, tra i campi coltivati del pavese, fino ad Alessandria.
Da qui ho iniziato a fare un po di curve e coline, su e giù tra viti e splendidi paesaggi agricoli.
Se Duccio fosse stato a casa sarei passato a trovarlo; invece proseguendo fino ad Acqui Terme, ho raggiunto poi la Liguria.
Per l'ultima parte volevo divertirmi facendo il colle del Melogno : ho iniziato a fare un pezzo di strada, incrociando a volte alcune rumorosissime macchine da rally... il sospetto mi è venuto ma quando mi son trovato davanti la protezione civile ho realizzato. STRADA CHIUSA. "Ok da dove passo?" "Beh, le conviene andare a Millesimo e passare da Calizzano" "Ma scusi, io vengo da Carcare. Devo tornare indietro?!? Metter un cartello, no?".
Arrivo a Loano, passo una bella serata in pizzeria con Diana ed amici e poi a nanna presto.
Il giorno dopo men tre i ragazzi dormono, io mi rimetto in sella, faccio il pieno di benzina e focaccia e si parte per il viaggio di ritorno. Stavolta la strada è la Val Trebbia.
Loano-Genova in autostrada, con un vento della madonna, mi costa un bel po' di fatica, dovendo evitare di farsi sbatacchiare nelle altre corsie.
Da Genova seguo le indicazioni per Piacenza ed inizio a farmi le prime curve. Uno sguardo alla strada, uno al tempo che non promette bene. Infatti trovo un po' di pioggia che mi accompagna fino sopra al Passo Penice.
Da lì si scende, si risale sulle colline dei vini Pavesi e Piacentini e poi in pianura; raggiungo stanco la periferia di Milano e da lì la casuccia.
Epilogo della giornata: 2 ore di ronfata dopo una bella doccia calda.
624 km, un bel giro ed un po' di esperienza in più con la moto!

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sabato 2 maggio 2009

Francia corta

Ieri, il primo maggio, avremmo dovuto fare la grigliata ma il maltempo dei giorni scorsi ci ha fatto cambiare idea; e così, gita!
Prendiamo la moto, attraversiamo la brianza ed il ponte di Paderno verso Bergamo. Passiamo oltre ed arriviamo nel bresciano vicino al lago d'Iseo.
Un gran bel posto, con un bel fresco e un clima caldo e rilassante. Siamo a Sarnico. Abbiamo la nostra cartina stradale con un percorso che si snoda nella splendida campagna della Franciacorta.
Seguiamo le indicazioni della strada del vino e quelle della guida che ci spingono... nel parcheggio della chiesa, poi prendere la strada che esce tra le rose? Ma il parcheggio è strada chiusa.
Poi bisogna dirigersi verso Provaglio, ma non bisogna andare a Provaglio, bisogna passare oltre l'abitato per raggiungere l'abazia, ma non troppo altrimenti si finisce sulla superstrada, dritti nel traffico dei turisti di Iseo.
Insomma la nostra guida di Dueruote oggi ha un po' toppato: non era molto chiara sulle deviazioni da prendere. Noi però abbiamo gironzolato beati finchè un nuvolone non ci ha raggiunto mentre ci rilasavamo sulle rive del lago.
Abbiamo rinunciato all'ultima parte del percorso, ma ormai era tardi; quindi autostrada e casa.
Un bel giro in mezo alle vigne, il verde e la natura lombarda.

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domenica 26 aprile 2009

Le colline OltrePo'


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Oggi abbiamo festeggiato il nostro primo anno di convivenza! E allora approfittando della festa e del fatto che Ari è a casa, siamo andati in gita. Destinazione scelta a colazione (davanti alle meravigliose e buonissime brioscine fatte dall'Ari) è un itinerario da fare in moto nell'oltrePo' pavese, da Voghera a Stradella passando per diversi comuni.
Prendiamo la moto e partiamo. Un bel pezzo di strada già per arrivare a Pavia, passando di fianco ai navigli pieni di pescatori ed aironi.
Facciamo una breve tappa a Salice Terme, per vedere il parco con gli edifici termali ma soprattutto per sgranchire le gambe.
Ci rimettiamo in cammino e dopo qualche chilometro, la strada si immerge in splendidi panorami verdi sempre più collinosi ed agricoli.
Dopo Varzi iniziamo a salire sulle colline; io inizio a divertirmi un po' con qualche curva ed il panorama è stupendo. Colline verdi, vigne e cascine. Questo è il posto dove vorremmo vivere (ma lo diciamo di quasi tutti i posti che visitiamo).
La tappa successiva: Zavattarello, il paese dei ciabattini, segnalato dalla guida dei Borghi più belli d'Italia.
Il borgo è carino, con le sue casine di pietra. Davvero unico è il castello che domina il promontorio. Bevuto un cappuccino, saliamo al castello per visitarlo.
Alla fine ci rimettiamo in moto per concludere il giro. Attraversiamo altre colline ed altri magnifici paesaggi. Passiamo da paesi dai nomi simpatici come Casa dei gatti e ci godiamo paesaggi e strada (pulita, abbastanza liscia e regolare, con curve sinuose e non molto impegnative).
Scendiamo in pianura, attraversiamo i paesi dei produttori di vino di Stradella, passiamo il ponte di ferro che attraversa la confluenza diPo' e Ticino e da Pavia torniamo a casa.
Mamma mia che male l sedere dopo quasi 290 chilometri. Però abbiamo fatto un giro veramente eccezionale.

domenica 9 dicembre 2007

Da 0 a 98 cv in un anno

Era un sabato pomeriggio; un sabato di fine novembre, uno di quelli tipici per fare spese. La gente va nei negozi e compra vestiti e scarpe. Io andai in un negozio e comprai una moto.
Una svolta epocale nella mia vita. Un cambiamento cercato e voluto nel corso di almeno 10 anni, ma forse anche di più.
Quanta ansia avevo. La tensione di essere in sella ad un mezzo di due ruote capace di arrivare a 200 km/h, completamente all'aria, senza ripari di nessun genere.
Non ero abituato alle moto. Non me n'era mai importato molto anche se effettivamente rimane sempre un mezzo affascinante.
Ne temevo le prestazioni ma ho imparato a controllarle, anzi a controllarmi.
Non che vada al massimo, anzi la mia GSR è quasi sprecata, perché forse solo ora, a un anno di distanza inizio a farla girare come si deve.
Cosa volete, in fondo come dicevo, ho sempre guardato al lato utilitaristico delle due ruote, più che alle prestazioni; anche se forse nel profondo, una moto l'ho sempre voluta.
Il primo e lungo approccio: il mitico Piaggio Sì, ZAGOR come lo chiamava Silvia; se l'era fatto comprare lei a 14 anni dai nostri genitori. Quando ho compiuto io 14 anni ho iniziato ad usarlo ed ero fortunato ad averlo. Andava solo "a manetta" perché altrimenti era praticamente fermo. Una volta io ed un compagno di classe abbiamo smontato il carburatore: ci ho trovato degli aghi di pino.
Questa stessa persona una volta mi offrì di comprare la sua moto: una Honda NSR 125 elaborata. praticamente una 250! Ci ho pensato per parecchio tempo, la cosa mi faceva gola; ma poi la cosa finì lì e rimase un bel sogno.
Qualche anno più tardi rimasi attratto da un offerta molto vantaggiosa su un modello di 125 molto particolare che non fece troppo successo, io credo perché troppo all'avanguardia: il Gilera CX con il monobraccio anteriore e posteriore.
Senza elaborazioni ma senza pretese, il Sì, ha fatto dignitosamente il suo dovere fino a quando non mi ha lasciato in strada e poi non è più ripartito. Recentemente l'abbiamo dato in regalo a dei missionari per l'Africa.
Intanto la voglia di girare per le calde strade estive su due ruote era rimasta. Puntavo lo scooter Aprilia Leonardo ma non avendo soldi io per comprarlo e non volendo farmeli prestare, ho rinunciato.
Estate 2006: la decisione, l'anno prossimo metto da parte i soli e mi compro un mezzo.
Estate 2007: inizio a documentarmi e l'opzione moto diventa sempre più allettante. Mi giro i concessionari, sono interessato alla Kawasaki ER6-F (all'Ari non piaceva: "Sembra una Moto da Tedesco") ma la prima su cui mi siedo è proprio una Suzuki GSR. Sarà stato amore a prima sella? Chi lo sà.
L'ho comprata praticamente senza provarla!
Certo è che da allora mi ha proprio preso alla testa, facendomi spendere barche di soldi in accessori e facendomi aspettare la bella stagione, in cui potremo farci di nuovo un sacco di gite!!!

sabato 20 ottobre 2007

Test Aprilia Shiver 750


Ho provato la Shiver ieri pomeriggio per le strade di Monza; un giro di 20 minuti, diventati 30 causa traffico.
La differenza si nota subito in sella: la moto è alta. Sono 1.75 e sulla GSR ho entrambi i piedi a terra. Su questa tocco con le punte.
Di conseguenza tutta la posizione è più eretta, le gambe sono più distese. La linea è snella e si viaggia comodi.
Si avverte subito la leggerezza e maneggevolezza della moto. Da neofita quale sono, posso dire che si gira bene nel traffico e nelle curve mi ha dato maggior sicurezza: di solito avverto e temo il peso della mia Suzuki.
Di contro però, in allungo ho avuto una sensazione di minor stabilità, probabilmente dovuta alla posizione più rialzata; mentre sulla GSR ci si sente più bassi e ben piantati e ci si ritrova accucciati inconsciamente quando si viaggia forte, sulla Shiver c'è spazio tra busto e serbatoio e bisogna piegarsi.
Le sospensioni sono più morbide rispetto all'impostazione rigida e sportiva GSR e buche e dossi non sono un problema.
Il motore: il rumore da "trattorino" borbottante e il ritmo differente delle pulsazioni rivelano un ottimo allungo, e una buona gestione dei cavalli, che arrivano sempre regolari e con una curva di crescita molto progressiva e quasi "lenta e graduale". L'accelerazione non è mai brusca, non c'è quell'effetto "on/off" della GSR, che restituisce una bella botta quando si apre il gas, specie alle marce basse.
Dicevo che l'acceleratore risponde in modo naturale, ma al rientro il concessionario indugia nelle domande e mi chiede le mie impressioni: il ride-by-wire, è vero! Questa moto ha l'acceleratore elettronico gestito dalla centralina; me n'ero dimenticato, guidando.
I tempi di risposta lunghi descritti dai giornali sinceramente non li ho avvertiti. Forse solo quell'effetto di crescita non esplosiva. Ma può essere anche il mio stile di guida.
Il concessionario mi confessa che tutte le Shiver che hanno, sono preparate ed aggiornate nella centralina, caricando mappature aggiornate.
Buoni i freni: alla prima frenata mi sfarfalla il sedere; però mi aspettavo di più da una pinza radiale e tubi in treccia.
Vera pecca è il comando della frizione: il cambio non ha mai problemi e le marce entrano rapide e morbide (senza il tlac della GSR) ma la frizione è dura da tirare. Complice poi una leva troppo lontana (avrei dovuto fermarmi a regolarla o sistemarla prima di partire) le partenze sono un po' un problema perché la frizione è da lasciare completamente e di botto per avere la piena trazione. Per cambiare invece stacca subito ma non completamente e bisogna tirarla bene. Mi dicono che la controlleranno.
La vocazione è sportiva e la sella confortevole per il pilota, non mi sembra altrettanto per il passeggero.
La moto ha stile, grinta, personalità, nonostante al primo sguardo l'avevo giudicata come "un insieme di parti copiate da altre moto". Certo non è originalissima ed i componenti "richiamano" altre moto, ma può vantare componenti ricercati, solo le plastiche sul posteriore sono sottili. Nell'insieme è un gran bel mezzo che farà concorrenza alle giapponesi. Deciderà il prezzo.
Un ringraziamento ai gentilissimi di LEVATI MOTORS per la prova.

lunedì 27 agosto 2007

Non faccio più moto

... perché vado in giro solo in moto!
Beh il simpatico personaggio cantato dal sommo Elio era anche diventato un mito e rilanciato il film muto (soffriva anche le pene). Io mi "accontento" delle strofe citate; si perché preso dalla frenesia dell'arrivo dei trenta, in un impulsivo effetto di giovanilismo, ho comprato una motocicletta!
Una vera motocicletta, non 10 hp, non tutta cromata, non vuoi dirmi di sì.... no una Suzuki GSR, dal telaio in alluminio, motore da supersportiva e colore rosso come il sangue che ti scorre impetuoso (e ti si gela se devi inchiodare con l'Ari a bordo!).
Insomma, da Novembre, quando ho fatto l'acquisto ad ora, sto imparando ad usarla e sfruttarla. Noi ormai ci siamo già fatti qualche gita e spero di farne ancora.
L'altra settimana ho partecipato al mio primo MotoGiro con altri ragazzi conosciuti sul forum dei possessori della mia stessa moto. Questo è il giro che abbiamo fatto.
Ritrovati ad un benzinaio a Dalmine, io e le altre 3 moto siamo partiti alla volta del Passo San Marco. Gli altri erano decisamente più ferrati di me con le due ruote ma ho cercato di stargli dietro come potevo.
Il passo San Marco domina il confine tra la bergamasca e la Valtellina.
La discesa è molto più panoramica della salita, perché attraversa dei bellissimi boschi costeggiando la roccia.
Dopo un tentativo poco convinto di attraversar la valle per strade secondarie, ci ritroviamo a fare la provinciale fino alla salita per il passo dell'Aprica.
A metà facciamo pausa pranzo... ma è meglio non pensare alla fregatura alimentare che abbiamo preso.
Scendendo dall'Aprica e girando per il Passo del Vivione, iniziamo la parte più difficoltosa del tragitto. La strada è stretta e sale in mezzo ai boschi, ma chiaramente si arrampica su di un ripido pendio. Inizio ad accusare un po' di stanchezza e la mia guida si fa più difficile.
Troviamo il tempo per una pausa a metà di una curva, da cui si scorge una cascata che precipita dalle montagne sopra di noi.

Siamo effettivamente in alto e le foto non mostrano la vallata che si scorgeva tra gli alberi.
In cima, sbuchiamo su un grande pianoro e poi arriviamo fino al rifugio.
Pausa e poi giù in discesa, per la strada sempre stretta, sempre con curve cieche dietro cui temo sempre ci possa essere un'auto. Ma tranquillamente arriviamo a congiungerci con la statale ed il passo della Presolana.
Iniziamo a tornare, decidendo una strada più diritta e rinunciando a costeggiare il lago d'Iseo come nel progetto originale. Giusto per evitare il traffico e fare le ultime curve decidiamo di scavalcare Bergamo passando a nord sulle montagna per un ulteriore passo, di cui non so il nome; stiamo ormai consumando le nostre ultime energie (non quelle delle moto, visto che abbiamo fatto tutti il pieno dei nostri vuoti serbatoi).
Arriviamo a Dalmine e ci salutiamo. La gita è stata veramente divertente e mi ha permesso di stare a ruota a gente che veramente sa guidare.
Sono stato in posizione sella per due giorni, però...
Moto-SanMarco